Eccomi

Eccomi, per davvero.
Piacere, Marco.
Sul web: MarKeno.

Qualcuno lo legge Marcheno, qualcun altro Markìno. Fate voi. “Non importa come leggete, basta leggere”, come sosteneva qualcuno che, evidentemente, non aveva mai preso in mano un libro di Federico Moccia.

Comunque, dicevo: eccomi. Di solito nei siti questa pagina si chiama “Chi sono”. Per me è una domanda troppo difficile. Cioè, davvero voi sapete CHI siete? Io mi sveglio la mattina che sono qualcuno e vado a letto la sera che sono qualcun altro. Non fraintendetemi, non sono un Gremlin, è solo che, come dire… cambio. Sono in movimento, sempre.

Voglio dire, questo sono io:

marco guardanti aka markeno

 

Ma anche questo sono io:

markeno con il suo cane

 

E, ups, sono anche questo:

marco guardanti aka markeno 2

 

Ho una personalità, ovviamente, e una identità fatta di passioni, obiettivi e idee, ma… punti fermi? Pochi. Forse uno, più di ogni altro. Ed è parecchio contraddittorio. Perché il mio punto fermo è il movimento. Alé, l’ossimoro!

Il fatto è che mi piace cambiare, come le scale a Hogwarts.
Mi piace conoscere, capire, reinventarmi.

Del resto, chi sa sempre chi è non è mai sorpreso da se stesso, quindi non è mai sorpreso da niente. E invece a me piace sorprendermi. E’ l’unico modo che ho, anzi, che abbiamo, per sentirci vivi e soddisfatti.

Quindi… chi sono? Di nuovo: che domanda difficile! Anche perché, come diceva Vitruvio:

“Non è tanto chi sono quanto quello che faccio che mi qualifica”

D’accordo, lo diceva Batman, ma la sostanza non cambia.

Forse non saprò ben bene chi sono, ma so cosa so fare, quello sì.
So essere creativo, so fare la mia parte e anche un po’ di più, so essere preciso e lasciarmi ispirare. So organizzare seminari, workshop, campagne di Dungeons & Dragons e, non per vantarmi, ma so fare una piadina romagnola che lo squaquarone quando ci si sdraia sopra canta.
So citare centinaia di film, so consigliarti la miglior serie tv che puoi immaginare se me ne dici 3 che ti piacciono, so a memoria le sigle dei cartoni di Cristina D’Avena, e so mangiare gli spaghetti col cucchiaio o la pizza senza tagliarla.

Oh, e poi so scrivere. Comunicare. Scegliere gli strumenti più giusti e interessanti per raccontare. Cosa? Quello possiamo deciderlo insieme. Perché so anche ascoltare. Interagire. Lavorare in team e metterci del “mio” per creare una comunicazione che sia personale e personalizzata, viva, non banale. Magari, la TUA. In altre parole:

so smarkarti.

E se vuoi sapere cosa cavolo significa sei nel posto giusto. Tu, proprio tu.

E anche se non so ancora chi tu sia, poco male: del resto, non so nemmeno chi sono io.

 

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